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Gianni Meneghin  “L’esodo di Nene”

“L’ esodo di Nene”

Vi scrivo per presentare ai vostri associati dei Fogolars furlans nel Mondo il libro (riprodotto in foto), allo scopo di farvi conoscere le vicissitudini di una donna friulana vissuta nelle impervie montagne della Venzonassa cento anni fa, che nel 1917 affrontò l’esodo dei profughi civili da sola con sei bambini, un carretto, una mucca e cinque galline.  Inoltre questa donna era una vedova bianca. Il racconto storico percorre le fasi della vita familiare in un ambiente dalle tradizioni agricole montane.

 In particolare la donna friulana, in un ambiente ostico alla sopravvivenza dovette supportare la propria famiglia in ogni incombenza con grandi sacrifici e forza d’animo. Per contro l’uomo che fu, di fatto, il sostegno sia per la donna (compagna di vita) sia per i figli dovette approvvigionarsi del cibo di sostentamento per se e la famiglia ricavandolo dall’agricoltura e dall’allevamento bovino e ovino. Non esistevano realtà industriali in tutto il territorio montano, tranne qualche piccola impresa artigiana dedita soprattutto allo sboscamento e alla lavorazione del legname. Pertanto l’avvento industriale che stava aumentando nelle grandi città italiane a partire dalla seconda metà del 1800, ebbe un ritardo notevole nelle regioni sia meridionali, sia a nord nelle aree montane. 

Questa donna si chiamava Maddalena Fadi e partì da Venzone per arrivare a Ottaviano di Napoli tra mille traversie durante l’esodo dei profughi friulani che lasciarono le loro case nel 1917 a guerra inoltrata.  Il suo gruppo partì insieme ad altri da Venzone verso la fine di agosto e  a piedi tra un bivacco e un altro, e in base alle opportunità e all’ospitalità che trovarono durante il tragitto. Ci vollero parecchie settimane per giungere alla stazione ferroviaria di Padova dove migliaia di profughi salirono sulle tradotte per essere smistati in varie regioni del centro e sud Italia, insieme ai loro congiunti.

Per la narrazione ambientale etnica e culturale della gente friulana e il periodo della migrazione di molti lavoratori friulani che lasciarono le loro famiglie per trovare lavoro nel mondo, il libro e stato apprezzato dall’UNESCO di Udine.

Pertanto esso rappresenta un valido contributo alla memoria storica dei Friulani che da oltre un secolo vissero all’estero. Essi rimasero in quegli Stati che li ospitarono, fecero le proprie famiglie lasciando ai nipoti e ai posteri i frutti del loro lavoro e molteplici opere di abilità e ingegno. Ancora oggi, questi nostri emigranti Friulani sono ricordati attraverso il ricordo del loro vissuto tramite i “Fogolars Furlans” per mantenerne sempre viva la memoria.

Trascrivo degli “spaccati del libro”

[…]All’estero i mestieri più ricercati erano quelli dei muratori carpentieri, terrazzieri, traversinai scalpellini, tagliapietre e minatori. Inoltre, servivano anche capaci conoscitori dell’allevamento di bestiame, o della coltivazione della vite, dell’uso e lavorazione del legname. Lo Stato dell’Argentina offriva il possesso della terra agli emigranti che l’avessero lavorata e grazie ai bandi di reclutamento per la colonizzazione di terre incolte. Molti giovani e intere famiglie s’imbarcarono a Genova. 

In quei lontani luoghi gli emigranti friulani formarono nuove famiglie e fondarono veri e propri villaggi. 

Il villaggio di Colonia Caroya (in Argentina) sorse nel 1878 da una comunità gemonese e goriziana. Si formò una comunità di circa trecento famiglie. In seguito, nel 1910 fondarono Colonia Vicente Aguero chiamato San Durì. […]

[…] Il 9 agosto del 1883 nacque a Majeron, un piccolo borgo sperduto tra i monti della val Venzonassa, Maddalena Fadi, in una povera famiglia di sette persone. 

La sua infanzia trascorse senza troppe smancerie o affettuosità parentali, per il semplice fatto che neppure gli adulti mai le ricevettero. Lei iniziò ben presto a vivere la sua vita di ragazza tra i montanari di quella valle e a svolgere piccole mansioni domestiche, che crescendo diventavano sempre più complesse e gravose.[…]

[…]Desideravo rimanere a casa a giocare con un bel coniglietto bianco che chiamai Neve. Lo avrei prelevato dalla gabbia per farlo correre nello spiazzo d’erba intorno alla casa. La mamma mi gridava che dovevo andare nel prato con lei e imparare a girare il fieno e non mi avrebbe lasciata sola a casa. Durante il tragitto io piangevo e lei mi diceva – “Muoviti muoviti!- 

Ero piccina come una tegolina vicino ad una pianta di fagioli arrampicata sul bastone. Indossavo un vestitino con la manica corta che mi aveva fatto mia nonna e camminavo a testa bassa con i miei dei bei boccoli biondo oro che mi scendevano sul viso; avevo il cuore pieno di tristezza… Cosi crescevo senza carezze e gesti affettuosi, ma solo con doveri e ogni genere di lavoro da fare.[…]

[…]Maddalena pensava anche alle giovani donne ritenute bottino di guerra nelle mani dei soldati, ma questo non lo disse ai ragazzi.

 Ci furono episodi di saccheggio da parte delle truppe austro-tedesche, soprattutto da quelle che giunsero dalle Alpi Carniche ed entrarono nelle vallate friulane del pordenonese. Alcuni causa la fame ammazzarono mucche e altri animali e se ne cibarono subito. Ci furono raccontati episodi di soldati talmente affamati che mangiarono pure le candele di cera delle chiese.

Anziani, donne e bambini patirono stenti e privazioni per mancanza di provviste invernali.

L’esercito italiano controllava i ponti sui fiumi della regione e in particolare sul fiume Tagliamento, ma l’avanzata degli Austriaci era pressante. 

Centinaia di profughi del basso Friuli attraversarono il ponte sul Tagliamento a Latisana prima che fosse fatto esplodere. 

Parecchi abitanti di Gemona presero la decisione di partire profughi, ma non poterono perché nessuno più coordinava la loro partenza, avrebbero dovuto arrangiarsi da soli, come avvenne poi dopo la resa di Caporetto.  Forse il gruppo di Maddalena fu uno degli ultimi gruppi organizzati.[…]

Foto di profughi in fuga che attraversano il ponte di Latisana  dopo la disfatta di Caporetto.

Questo racconto storico descrive in modo originale e reale, attraverso la vita di una giovane donna e madre friulana la storia e la dura vita spesa esclusivamente per sopravvivere in un luogo dove madre natura non fu generosa e benigna con quella gente di montagna. 

Alla fine ho voluto scrivere una sintesi della storia del Friuli, dalle origini ai giorni nostri. 

Per quanti volessero acquisire una copia del libro potranno rivolgersi direttamente all’autore, scrivendogli una e-mail (sotto indicata).

Maddalena Fadi e e Carlo Cappellari  (foto scattatta a Gemona l’8 aprile 1903).

 Bando per il reclutamento di manodopera agricola dell’epoca con l’offerta di terreni incolti in Argentina.

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