Michela Marcon

Michela Marcon Mosaicista
Michela Marcon è nata a Gorizia nel 1978 e ha vissuto a Romans d’Isonzo (GO) per quarant’anni. Attualmente risiede a Grado (GO). Fin dai primi anni di studio, negli anni Novanta, ha iniziato a sperimentare con il colore e la materia durante il suo percorso all’Istituto d’Arte di Gorizia.
Inizialmente affascinata dall’arte informale, Michela ha approfondito la sua passione per l’arte musiva durante gli studi alla Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo (PN). Ha trovato in questa forma d’arte un mezzo espressivo centrale, capace di bilanciare la ricerca formale con l’esigenza pratica di creare opere essenziali e durature nel tempo, opponendosi così alla possibile degradazione futura dei materiali utilizzati.
Nonostante la sua passione per il mosaico, Michela ha sentito il bisogno di esplorare ulteriormente i limiti tecnici di questa disciplina, spingendola a tornare alla pittura. Ha applicato le sue competenze artistiche nel campo dell’arredamento, collaborando con diverse aziende del settore per lo sviluppo di ambienti privati e di ristorazione. Tra le sue collaborazioni più importanti si annoverano le decorazioni per catene nazionali e internazionali come Old Wild West e Wiener Haus.
Nel corso di queste esperienze, Michela ha acquisito una vasta gamma di competenze che l’hanno portata a una svolta decisiva nella sua carriera: la scoperta della fotografia. Giunta a questa nuova forma espressiva dopo i quarant’anni, la fotografia è diventata per lei un mezzo per esplorare la varietà infinita della materia, unendo tradizione e innovazione. Michela si propone di creare immagini senza tempo, dove il nuovo ha radici profonde.
Ha insegnato diversi corsi in Italia e all’estero, condividendo il suo approccio interdisciplinare e la sua visione personale dell’arte con studenti di varie nazionalità. Ha inoltre partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, sia personali che collettive, consolidando la propria presenza nel panorama artistico contemporaneo. Il suo percorso artistico si caratterizza per un metodo ciclico di transizione da una tecnica all’altra, da una forma all’altra, da un materiale all’altro, permettendo a ogni esperienza di confluire e arricchire la successiva, mantenendo così una centralità espressiva costante.
I Mosaici Conchiglie
“Pelle di Pietra” Frammenti di corpo e memoria si ricompongono nella materia. Ogni tessera è un ricordo inciso, un’emozione stratificata, un gesto che resiste al tempo. La pietra non è più fredda: respira, trattiene, racconta. Un titolo che tiene insieme tutte e tre le opere come se fossero frammenti di un unico corpo, in cui la pietra prende il posto della pelle, della carne, dello sguardo. Ogni mosaico è un’impronta emotiva, una memoria sedimentata nella materia dura eppure viva, segnata da tagli, curve, pori. “Pelle di Pietra” parla di quello che resta: delle ferite (prima immagine), delle tracce (seconda), della memoria dello sguardo (terza).



AltriPassi LO SENTI AL RESPIRO ALTRI VUOTI RECLAMANO IL LUCIDO CERCHIO DEL NOSTRO MONOTONO GIRO. NE SMAGLIANO LA TRAMA NE SFILANO I BORDI NE SQUADRANO GLI ANGOLI. TRA NERI CROLLI E ASPRE CICATRICI GRANULI AGUZZI DI POLVERE D’ARIA, MISCHIATI ALLA SPUMA DELL’ACQUA, S’IMPIGLIANO NELLA RETE ALLENTATA SOSPESA NEL VENTO. E DETTANO IL RITMO AD ALTRI PASSI SULL’INFORME TRACCIA DI NUOVE CONCHIGLIE. Di Roberta Turrin

30×40

27×27













50×40
Cornice 8cm
